PARROCCHIA S. ANTONIO ABATE
Salita Villa Flavia - 98051 Barcellona P.G. (ME)
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Il Paese |
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Il CASALE
certamente non esisteva ancora nell’anno 1562
(sec. XVI), allorquando il Maurolìco nella sua "Storia di Sicilia"
segnalava in questo posto soltanto l’esistenza di una LOCANDA, la cui localizzazione è molto difficile, ma ci si può
orientare su tre nuclei:
1)
Sull’attuale
via Pietro Micca, alcuni ruderi inglobati in un grande fabbricato di
proprietà dell’Ing. Mauro possono far supporre che detta locanda sorgesse
sulla vecchia strada adiacente l’antica Saja d’Agri. Qui si notano
difatti una architrave e tre colonne in pietra arenaria che sostenevano
presumibilmente una tettoia;
2)
La parete centrale della Villa Flavia, che è un antico edificio del 1600,
presenta mura di sostegno di metri uno senza fondamenta;
3)
Sulla
via Medici, in località S. Antonino, esiste un gran fabbricato antico
all’incrocio con la via Convento, racchiuso adesso in una nuova
costruzione. Questo posto viene anch’esso denominato “Locanda“. Intorno al 1600 si assistette ad una notevole crescita demografica ed al sorgere di nuove abitazioni, che si concentravano attorno ai due villaggi di POZZO di GOTTO e di BARCELLONA, sorti rispettivamente il primo sin dal 1463 ad opera del nobile messinese Nicolò Goto ed il secondo intorno al 1522. Questi due villaggi, posti a cavallo del torrente Longano, cominciarono nel tempo ad assumere sempre più un volto autonomo. Da qui la decisione di Pozzo di Gotto di chiedere l’indipendenza ecclesiastica (1571) e poi territoriale (1639) da Milazzo, da cui dipendeva. Contemporaneamente, a Barcellona venne costruita, nel 1606, la chiesa madre di S. Sebastiano. Agli inizi del XVII secolo (1600), sul versante occidentale del torrente Longano, vi erano centri di nuova formazione facenti parte del villaggio di Barcellona (i nuclei abitati dell’Immacolata, Quartalari, Fondaco Nuovo, S. Antonino, S. Giovanni, S. Sebastiano e Grazia) e i già esistenti casali di Nasari e S. ANTONIO. Sul versante orientale del Longano, invece, esistevano sette villaggi compresi nel territorio di Pozzo di Gotto: S.Gaetano, S.Andrea, Pagano, Caldora (oggi Calderà) e la Torretta (oggi nel comune di Milazzo). Verso monte esistevano Loreto, Femmina Morta, Serro di S.Andrea (oggi Carmine), oltre al villaggio di Pozzo di Gotto, formato dai nuclei di Panteini, Pizzo Castello, S.Vito e Marsalini.
I villaggi
formatisi nel tempo sui due versanti del torrente Longano furono aggregati
velocemente dal tracciato della prima via, avente direzione est-ovest, chiamata
via Regia delle Poste. Questo asse di collegamento, che partiva da Pozzo
di Gotto e arrivava fino a Fondaco Nuovo, attraverso la via Parini, Grazia,
Villaggio Immacolata e Quartalari, assicurò per ben due secoli lo scambio tra i
vari nuclei che andranno sempre più crescendo. Tra questi anche il
Casale di S. ANTONIO (che
cominciò ad esistere con le sue prime abitazioni tra il 1562 e il 1600)
usufruì di questo sviluppo. Favorirono questo
sviluppo:
Dalla "Relazione" dell’arciprete Cutropia del 1731, il CASALE di S. ANTONIO era abitato da 100 persone e poi da 283. Un altro storico, il Massa, distingueva questo nucleo col nome di Casale. Fino al 1731, però, il nucleo non aveva tale nome bensì quello di semplice ABITAZIONE e stava soggetto alla chiesa di Centineo.
Nel 1639
venne costruita una fontana, come si
può leggere
sulla lapide che era sovrapposta e che oggi si trova giacente nella Biblioteca
Comunale. L’esistenza di questa fontana dà l’idea
dell’espansione di questo primo agglomerato che prenderà il nome di CASALE
nel 1731. Era molto
vasta con un
abbeveratoio
e sul frontespizio vi era collocata la suddetta lapide incisa su ambedue le
facciate: una scritta, più antica, è del tempo di Filippo IV (1621-1665),
l’altra è del tempo di Carlo III (1716-1788).
La prima scritta è la seguente: D.O.M. PHO IIII SICILAE ET HISP. REGE PATRIBUS CONSCI HYACYNTHO CUCUZZA – STEPHANO LAPIS GASPARE SUBTILI ET CAROLO ALESSANDRO SAEPIUS HOC DULCI SATIAT PAN GUTTURA RORE PAN QUI SERIADIS FLAGRAT AMORE DEAE HIC SEDIT LA VITQUE GENAS TERSITQUE CAPILLOS UT STRAVIT PAVIDAS CASTA DIANA FERAS DUM LEVIS SPIRAT ZEPHIRUS REQUIETUS IN UMBRA HIC QUOQUE TU LONGUM FAVE VIATOR ITER. MDCXXXIX La frase tradotta vuol dire: A Dio Ottimo Massimo Filippo IV re di Spagna e di Sicilia Padri coscritti Giacinto Cucuzza – Stefano Lapis Gaspare Sottile e Carlo Alessandro Molte volte il Dio Pan sazia la gola con queste dolci acque Pan che arde di amore per la dea Seriade Qui siede e lava le guance e terge i capelli la casta Diana dopo aver abbattuto le timide fiere mentre soffiava il lieve zefiro riposando sdraiato nell’ombra qui anche tu viandante allevia il lungo cammino. 1639 Sull’altra facciata è scritto: D.O.M. CAROLO III BORBONIO UTRIUSQUE SICILAE HYERUSALEM REGE HISPANIARUM INFANTE SPECTABILIBUS PATRIBUS CONSCRIPTIS IOSEPHO MAYMONE, N.I.D PHILIPPI BUCALO MICHAELE ANGELO STYLO, ET MELCHIORE LONGO QUEM PRISCI POSUERE, EXACTAQ, SUSTULIT AETAS, REDDITUR IRRIGUIS FONS REVIVUS AQUIS, QUISQUIS ES, OPTATAE FRUERIS QUI MUNERE LINPHAE ACCEPTUM HOC REFERAS PATRIBUS OFFICIUM ANNO A VIRGINIS PARTU MDCCLIV
Nel 1817 S. Antonio, come Nasari e Centineo, entrò sotto la giurisdizione di Barcellona per l’ambito provvisorio accordatole con determinazione del 22 settembre dello stesso anno. La chiesa veniva retta, come negli altri casali, da un cappellano scelto dall’arciprete.
La popolazione, al 31 dicembre 1861, era di 621 anime,
121 famiglie e 43 case disabitate. Tra S. Antonio e Barcellona, presso la casa
di “Torre Longa“, esistevano due gruzzoli di case denominate FONDACO
NUOVO, che non erano un villaggio né vi era una chiesa e facevano parte del
Casale di S. Antonio. Nelle vicinanze, presso la spiaggia, sorgeva la vecchia
torre di vedetta detta del Cantone o dei Cantoni, posseduta dalla famiglia
Picardi.
La
Torre del Cantone o dei Cantoni.
Chiesa dello scaro delli Cantoni. Dalla relazione dell’arciprete di Castroreale in occasione della Visita Pastorale del 1731, si sa che nei pressi di questa torre vi era una piccola chiesa costruita verso il 1721, chiamata “CHIESA DELLO SCARO DELLI CANTONI“, sotto titolo della Beatissima Vergine della Lettera, che si manteneva senza rendite ma con le elemosine di quegli abitanti che ricevevano i sacramenti dal Casale di Centineo; la messa per ogni festa dell’anno era mantenuta dai devoti e dai marinai. Fu abbandonata verso la fine del 1800 e oggi il luogo in cui essa sorge è quello della Torre dei Cantoni, dove esisteva lo scalo, cioè la “Statio marittimis negotiis agendis“ concessa a Castroreale dal re Filippo IV nel 1639 e ricordata dalla lapide marmorea di Piazza delle Aquile, a Castroreale.
Cappella
privata Silipigni.
Nella
piazza Mazzini, a S. Antonio, si trova un
Torrione Saraceno. Nella via Torrione al numero 6 è ubicato un edificio a pianta quadrata, i cui lati interni misurano m. 5,50 circa, con muri in pietrame dello spessore di cm. 95, parzialmente inglobato da edifici rurali costruiti attorno nel corso dei secoli. La copertura consiste in una volta a vela, ottenuta dall'intersezione di una cupola semisferica con le quattro pareti della pianta quadrata inscritta nel cerchio di base, secondo un procedimento costruttivo tipico dell'architettura bizantina in uso sin dal IV secolo. All'interno del "Torrione", agli angoli della cupola, sono visibili quattro anelli in ferro ed un'altro è posto al centro. L'altezza attuale dell'edificio è di m. 5,20 circa, ma certamente una parte è interrata, in quanto le varie alluvioni nel corso dei secoli hanno progressivamente innalzato il livello del terreno. Lo prova il fatto che i fori pontai, utilizzati anticamente per mettere le travi in legno provvisorie durante la costruzione, si trovano, a partire dalla quota attuale, a circa 40 centimetri dal pavimento, mentre questi buchi andavano invece realizzati ogni m. 1,80 circa. |